Tinìtili astutati li cannili di Biagio Scrimizzi, 1999, Ila Palma

€20,00

Biagio Scrimizzi


PREFAZIONE
In questa silloge predomina il senso della caducità;
quel senso di indeterminatezza e di precarietà che non risparmia nemmeno l’ubicazione fisica del tempo e dello spazio e che vuole registrare l’esistenza di un essere delle cose come inconoscibile alla ragione. E tuttavia, in ogni pagina, in ogni rigo svetta la capacità di definire ontologicamente quel suo universo così carico di pulsioni primi-genie. Gli oggetti, i luoghi, le persone, seppure smangiati nei loro contorni, acquistano nitore e confini precisi attraverso la forza evocativa della parola. Mistero della poesia!
Non è trascorso molto tempo da Eri chiantimi nica - ultima opera di Scrimizzi - e già avverti in questa nuova silloge qualcosa che il tempo ha stemperato in un orizzonte di morte; ma senza mestizia, senza lacrime, quasi da filosofia orientale. La morte come pegno da pagare; un pegno doveroso. Scrimizzi porta incisa sulla pelle la tensione del tempo che passa e della concentrazione degli eventi che precipitano in maniera molto naturale verso il loro epilogo. Eppure, questo libro non è un diario e non è nemmeno un resoconto di dati sensibili...

Timbro in prima pagina.