Amicizie e potere sul fine Medioevo: i Castriota di Atripalda e altri casi di Eliseo Danza da Montefusco e Nicol Franco beneventano e diplomatico a Roma ma perseguitato dal papa per eresia
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Il rapporto che si stabilisce con la citt, o il paese, d'origine non sempre scontato. Si va via da esso e poi si ha voglia di ritornarvi. Il rimanere stabilmente in un posto, a volte assume il sapore di un domicilio forzato; per cui si ha voglia di andare via. Il luogo di nascita, di residenza o di domicilio parte di noi, ne siamo formati e ne riceviamo le impronte. Quando un luogo magnificato da quelli che non vi sono nati o che non ci vivono stabilmente, la lode acquista un valore doppio. Perch, si presume, fatta senza motivi affettivi (un figlio che ami i genitori la regola), senza altri interessi velati o palesi, la lode di un estraneo, di un forestiero, pi significativa e importante di quella di un abitante. Ho suddiviso questo lavoro in due parti: 1) la lode della citt di Atripalda, fatta dall'avvocato Eliseo Danza nella prima met del XVII secolo; 2) le lettere di Nicol Franco indirizzate, nella prima met del XVI sec., a Costantino Castriota, marchese di Atripalda, a testimonianza degli interessi culturali che coinvolgono non solo quella nobile famiglia, ma anche la citt. Nell'una e nell'altra parte, l'attenzione rivolta alla citt sul fiume Sabato. La sorte non fu benevola con i Castriota di Atripalda, perch nello spazio di mezzo secolo finirono tutti i discendenti. Le lettere di Nicol Franco, ci restituiscono un personaggio che fece parlare di s nella difesa di Malta dai Turchi; non solo, ma anche per i suoi interessi letterari testimoniati dalle sue pubblicazioni. Cinque secoli fa, il poeta e scrittore beneventano Nicol Franco, per intingere la sua penna nella satira contro famiglie potenti del suo tempo, fin non in tribunale ma sulla forca a Roma per oltraggiose offese. Nel suo epistolario, raccolta di lettere su vari argomenti indirizzate a personaggi noti e meno noti, un genere letterario molto in voga nel secolo XVI, l'autore beneventano ne scrive una indirizzata alla Lucerna, la lampada ad olio, con la preghiera di illuminare la sua esistenza con la luce della sapienza e della verit: Deh cara lucerna mia, se iniquo vento non spiri mai contrario a la tua luce, e se con la vista ci sia concesso da i fati sormontare al cielo, al pari del pi rilucente occhio, che tiene il giorno. E dalla Lucerna il poeta riceve una lunga risposta. La Lucerna, cio Nicol Franco, narra il suo viaggio non nei regni dell'oltretomba, alla maniera di Dante, ma sulla terra, dove l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso si ritrovano nelle forme quotidiane della vita. In questo viaggio nel mondo notturno, la Lucerna incontra per prima le donne, muse ispiratrici dei poeti, ma di bellezza solo esteriore. Che dire degli osti, dei sarti, dei mercanti. Ma la lista lunga. Ci sono tutte le categorie sociali a combinare nottetempo imbrogli nelle loro attivit. Il potere politico con in testa Carlo V e una schiera di nobili, uomini e donne, amici stimatissimi del poeta. Ma all'altra schiera, quella guidata dall'eternit e dalla fama, che il poeta si indirizza. La leggenda lavora, anche in maniera inconsapevole, sul dato storico o sociale per innalzarlo a valore rappresentativo del gruppo in cui prende forma. Non avere lgende come non avere pi una identit, non avere un'anima, non avere aspirazioni. Patrice De La Tour Du Pin, volutamente mette la leggenda accanto alla gioia. Come la gioia che provava Eliseo Danza nel tessere le lodi di Atripalda, ricercandole nella storia della citt; e Nicol Franco nel coltivare l'amicizia con il marchese Castriota. V. I. (l'autore). Con brani e lettere tradotti dal latino.
Amicizie e potere sul fine Medioevo: i Castriota di Atripalda e altri casi di Eliseo Danza da Montefusco e Nicol Franco beneventano e diplomatico a Roma ma perseguitato dal papa per eresiadi - 2024-07-28
Edizioni ABE
ISBN 9788872974872

