Ciak Manie - George Clooney: Bello da morire di Paola Jacobbi, 1998, Arnoldo Mondadori Editore
Paola Jacobbi
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Cominciamo da un difetto. George Clooney ha un bel paio di occhiaie. Che esibisce sfrontatamente. E fa bene. Perché queste due ombre sotto gli occhi non mettono in ombra il suo fascino, un fascino particolare e controcorrente. In una Hollywood in cui dominano le bellezze maschili biondissime ed efebiche (da Brad Pitt a Leonardo DiCaprio) lui si è ritagliato uno spazio personale.
Quello dell’uomo maturo, sex-symbol malgrado tutto, più Simpatica canaglia che seduttore intenzionato. Sarà perché al successo è arrivato tardi: solo dopo una lunga gavetta televisiva, Clooney ha trovato il ruolo-trampolino con la fortunata serie E. R. - Medici in prima linea. Sarà perché viene da una famiglia di gente di spettacolo, ma Clooney ha l’aria di non dare troppo peso a nulla, nemmeno all’immensa popolarità raggiunta. E pensare che ci sarebbe di che montarsi la testa: appena quattro film da protagonista ed è diventato una star di prima grandezza. Con molte frecce al suo arco: la credibile energia con cui Interpreta ruoli d’azione (per esempio in The Peacemaker) e la disinvoltura con cui sa governare un personaggio da sophisticated comedy (come in Un giorno... per caso). Un po’ Harrison Ford, un po’ Cary Grant, un po’ Tyrone Power. Ma con un tocco di scanzonata modernità. Irresistibile.

