Il brutto eloquente. Retorica plebea da Tersite a Socrate

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Nellantica Grecia sembra che la bellezza sia una regola e la bruttezza una condanna. Eppure esistono personaggi che rompono lo schema: brutti, anche deformi, dai tratti ridicoli e sgraziati, emarginati e predestinati a una vita oscura, ai quali la natura, quasi per compensazione, ha donato unintelligenza acuta e uneccezionale capacit di parola, che diventa strumento di riscatto e di rivalsa. Sono i brutti eloquenti. Per la loro collocazione plebea e per il loro aspetto non dovrebbero parlare; e invece parlano, e parlano bene. Non hanno vergogna, sono estranei al circuito dellonore, non hanno nulla da proteggere, e proprio per questo possono esercitare una parola finalmente libera, che non deve compiacere nessuno e non segue le regole del decoro, del giusto sociale, di ci che meglio dire e non dire per conservare posizioni e privilegi. Con loro la sapienza dei subordinati trova una voce, e prende forma una retorica plebea, sfacciata, oscena, spiacevole come i loro corpi, diversa tanto dalla retorica aristocratica degli eroi omerici che dalla retorica democratica dei sofisti. Tersite, Esopo, Socrate e gli altri che fanno parte di questa genealogia, ibridata con Odisseo come eroe dellastuzia e sempre in fuga, solo esistendo fanno scandalo; la plis per questo li umilia e li punisce fino al sacrificio estremo, ma al tempo stesso non pu fare a meno di loro, perch quelle voci, proprio mentre disturbano, scavano le certezze, insinuano il dubbio, preparano il cambiamento. Questo libro racconta allora unaltra storia delleloquenza: non la parola dei vincitori, ma quella dei perdenti che trovano malgrado tutto un loro spazio, tra insulto, sarcasmo, paradosso, enigma, favola.

Il brutto eloquente. Retorica plebea da Tersite a Socrate

di - 2026-09-16

Edizioni Quodlibet

ISBN 9788822925701