Il cielo che mi resta
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Strappato dall'insistenza degli amici a mani restie a lasciarlo andare, questo nell'arco di vent'anni solo il terzo scarno, denso, emozionante libro di poesia di Isabella Panfido, una delle autrici meno mediaticamente esposte ma pi originali della nostra poesia contemporanea (A. Bertoni). Ritrosia comprensibile, perch la cifra pi autentica di queste conclusioni provvisorie, tra quinte di naufragio e pestilenza che sanciscono l'ingiustizia strutturale e forse esiziale del nostro presente, del tutto estranea all'irriflesso compitare angustie di tanta scrittura in versi di oggi. Qui, un antifonario di parole quiete, in cui sembra affiorare la lezione del pi limpido Saba (Sul tardi / l'aria si affina ed i passi si fanno / leggeri), campisce un autunnale 'cos sia' pronunciato con riserbo aristocratico all'indirizzo dell'impermanenza, e con l'asciutta sprezzatura di chi ha capito che non c' tempo di dolcezze / per chi sa, per chi abbia / il deserto nelle mani. Epicentro emotivo di una serrata contemplazione del vuoto protetta da impeccabili forme, che sembra operare per sottrazione e calcinazione a un passo dal bordo, nelle rovine come d'una guerra, lo straziante inventario delle cose abitate che furono nella casa di donne, esperite un'ultima volta nelle impronte dei mobili rimossi, quando tutto, nel transito tra sguardo e memoria, sembra per un ultimo istante come stato / ancora un poco / nella pienezza ultima di noi ed offerto quale pegno di impervia speranza lungo il confine / della fioritura che verr / per i miei figli. (Mauro Sambi) Con uno scritto di Luciano Cecchinel.
Il cielo che mi restadi - 2024-10-02
Edizioni Ronzani Editore
ISBN 9791259971555

