La rovina delle nazioni
Fabbri, Mario
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Conviene, al modo dei primi economisti, guardare alle societ umane come divise tra un settore produttivo che genera beni ma li consuma solo in parte, ed un settore improduttivo, costituito in primo luogo dalle classi alte, che riceve il surplus di beni generato dai produttori. Il punto che, se si realizzano certe condizioni politico-ideologiche, tale settore improduttivo pu innalzare i suol consumi fino a livelli eccessivi: che lasciano al settore produttivo meno risorse di quelle che occorrono perch conservi la sua dimensione. Se una tale situazione continua abbastanza a lungo, il settore produttivo viene progressivamente distrutto e l'intera societ finisce nella pi completa rovina. Questa sindrome autodistruttiva, la cui logica finora era stata intravista solo in modo parziale o in osservazioni incidentali, viene qui analizzata esaminando cinque casi storici finora controversi, ma che adesso diventano assai meglio comprensibili: La caduta dell'impero romano, il crollo, verso il 1200 a.C, di alcune civilt del Vicino Oriente, in particolare, del regno degli Ittiti. La contemporanea scomparsa della civilt greco-micenea. L'abbandono delle citt Maya avvenuto nel nono secolo della nostra era. La grande crisi dell'Europa meridionale nel Seicento, che porta l'Italia, che era il paese pi ricco del continente, a divenire uno dei pi poveri.
La rovina delle nazionidi Fabbri, Mario - 2015-11-26
Edizioni Rubbettino
ISBN 9788849845730

