Poesie

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La poesia romanesca, che aveva raggiunto nel XIX secolo nellopera di Belli un vertice che sembrava impareggiabile, ha conosciuto nelle tre raccolte di Mauro Mar che qui pubblichiamo un esito non meno straordinario, che avvicina inaspettatamente quella che Belli definiva una favella tutta guasta e corrotta, [...] una lingua non italiana e neppur romana agli esperimenti pi esclusivi ed estremi della poesia del Novecento. Mar, che si iscrive nella tradizione dei poeti notai da Jacopo da Lentini a Jacopone, spinge allestremo il gesto di Belli: la sua lingua serciosa, come quella delle liriche petrose dantesche, non una lingua n un dialetto, ma un idioletto inclassificabile che consiste nel tradire la parola, nel contaminarla e corromperla, nella perentoria scommessa che, secondo uno dei giochi di parola di cui egli maestro, ci che si contamina si contanima, si anima, si vivifica, rinasce. Scavando in una sorta di infera discesa nella non-lingua di Belli, Mar si liberato non soltanto dellitaliano e del romanesco, ma per cos dire di ogni identificabile lingua. Prefazione di Giorgio Agamben.

Poesie

di - 2025-02-19

Edizioni Quodlibet

ISBN 9788822923233