Ubiquit del bianco
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Il bianco. Il colore della paura: il bianco dei camici, il bianco asettico delle piastrelle, il bianco vertigine nel vetro, quello della carne pallida e quello fosforescente, prima dell'operazione, di una lampada al quarzo. E, fuori, un paesaggio invernale e livido, i cani morti nella neve e quelli che, in agonia, battono i denti. Ci che fecondo sembra appartenere alla sera, all'oscurit pullulante di fiori, ai riflessi marini della luna, a quella eredit di ombre sospinta nel fondo di un cuscino. Impenetrabile chiarore contro il quale la voce non pu nulla e le frasi si formano altrove: oltre quella manciata di luce / che annega, oltre quei sentieri sbiancati come solchi. Non pu nulla. Si riduce a segmento, mormorio, intermittenza. C' una voce che domanda e c' una voce murata nel suo dubbio. Queste due voci sono la stessa. Sono, appunto, la voce di questa poesia, il suo tono inconfondibile. Lontana sia dalla profezia assoluta e impersonale sia dai grumi privati nascosti in un diario o esibiti in un flusso di coscienza. una voce netta, scandita con esattezza e tuttavia sempre in un bilico estremo, in una sensazione di pericolo, circondata da presagi, avvertimenti. Ma proprio in tali lembi, in tale stato d'allerta, esce pi veritiera e capace di incidere: offre una nudit troppo inerme e coraggiosa perch ci sia concesso di eluderla.
Ubiquit del biancodi - 2024-05-02
Edizioni Arteta Edizioni
ISBN 9788894790153

